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2009 – PIBE DE ORO, QUESTA E’ UNA FAVOLA FELICE

Così titolava il Corriere dello Sport evidenziando in pompa magna il primo grande successo della Pibe de Oro, nel campionato 2008-2009. Una cavalcata magnifica, ricordata nella storia del nostro club in maniera precisa ed esaltante, con una vittoria che arrivò con 4 turni di anticipo, prima squadra a raggiungere quell’obiettivo nel panorama calcistico laziale; una squadra meravigliosa a cui vogliamo lasciare, immediatamente, i ricordi con le parole, ad oggi, dei campioni di allora.

Scuderi Francesco: “Il talento ti fa vincere una partita. L'intelligenza e il lavoro di squadra ti fanno vincere un campionato”. Non posso non aprire con un aforisma, stranamente sfuggito ai tanti citati da coach Amato nei discorsi prepartita domenicali, nella sacra intimità dello spogliatoio. Sì, perché uno dei primi momenti che mi torna in mente di quell’anno è proprio la carica sportiva che pervadeva lo spogliatoio e al tempo stesso la serenità con la quale ci preparavamo alle partite: non davamo nulla per scontato, ma in fondo sapevamo che l’unica incognita della domenica sarebbe stata “di quanto vinceremo oggi”? Ne eravamo consapevoli, chi più chi meno, perché quell’anno non poteva andare diversamente. Eravamo compagni, eravamo amici, ed è proprio questo che ha fatto la differenza in quel gruppo di “esaltati e vanitosi”. Per la categoria che affrontavamo, di qualità ne avevamo da vendere…sapevo che fare un taglio in più non sarebbe mai stato uno spreco, perché Giammo avrebbe infilato la palla tra le gambe di mezza difesa (Vis Velletri - Pibe De Oro 0-1), in una maniera tale che non dovevo neanche impegnarmi a nascondere tutti i miei limiti tecnici. Sapevo anche che potevo evitare di nascondere i miei limiti tattici e non stringere una diagonale ogni tanto, perché Luchetta dietro di me non ne bucava una (Res Roma - Pibe De Oro 1-3). Sapevo che sforzarmi di arrivare sul fondo, avrebbe poi trovato puntuale Staffa all’appuntamento con il gol (Pibe De Oro - Aurora 2-0). Era tutto così naturale, come gli allenamenti, le risate, le cene, i post partita e le feste. È stato un gruppo che non ha avuto bisogno di conoscere momenti cupi per rialzarsi e vincere, semplicemente non siamo mai caduti…e a volte, nello sport, si può vincere anche così. Ed è stato bello, è stato unico, è stato emozionante. Il tutto sapientemente orchestrato da mr Amato e i suoi collaboratori, uomini di sport dallo spessore umano fuori dal comune…perché la Pibe, in fondo, per cinque anni della mia vita sportiva, è stata la mia casa…e quando rientro a casa, di solito, chiudo la porta e lascio i problemi alle spalle. Grazie di cuore a tutti i compagni, dirigenti, tifosi assidui e occasionali, vi ricordo tutti con profondo affetto! Cecio.”

Terenzi Massimilano “La Pibe de Oro è stata ed è la mia famiglia calcistica da sempre, anche se, ora, le strade si sono divise. Con lei ho ripreso a giocare a calcio, con lei ho rivissuto sensazioni meravigliose ed indimenticabili, partendo dal polveroso campo Ilari fino ad arrivare, per nemesi calcistica, a trionfare sul campo dove ho conosciuto il Presidente e Mister Amato, il Superga. Sembrava impossibile immaginare tutto questo qualche anno prima, in terza categoria, ma, in fondo, ognuno di noi sperava, forse sognava, di vincere, di essere i numeri uno. E quell’anno ci riuscimmo, in una maniera indimenticabile gustandoci ogni giorno delle sensazioni per noi nuove, cercando di capire se fossero quello che noi provavamo ad immaginare. Ed i primi giorni di quell’aprile 2009 fu proprio così, quando l’arbitro fischiò la fine della partita godei come un pazzo ed i sacrifici fatti fino ad allora mi sembravano terribilmente piccoli e minuti vista la gioia. Ricordo che fui espulso, ma fu l’espulsione più bella della mia carriera perché dopo pochi minuti ero di nuovo in campo a festeggiare con i miei compagni.”

Staffaroni Luca “bellissimi ricordi, un campionato vinto con una grande superiorità sia grazie ai compagni che al mister Amato. Ero uno dei più piccoli del gruppo, un gruppo che mi ha fatto crescere e maturare sia calcisticamente che umanamente. Segnai 18 gol grazie a loro e conservo ricordi meravigliosi di ognuno di loro. Un ricordo particolare va a Mamo, al capitano Diamanti, a De Persio.

Addati Stefano (per tutti Carpe): “Fu una esperienza particolare, perché, pur avendo 40 anni, mi trovai a scendere di categoria ma non notai questa differenza anche perché la società non era proprio di seconda categoria per organizzazione e competenza. Fu un’annata che porterò sempre nel mio cuore per il grande gruppo che trovai. Il ricordo più bello, tra i tanti, fu quello della rimonta contro il Pro Roma in casa, diretta concorrente, che vinceva 2-0 e che venne rimontata e quasi superata nel finale. Quella partita mi fece capire quanta cattiveria agonistica aveva quella squadra.

De Persio Andrea: “Vincemmo perché smisi l’anno precedente. A parte gli scherzi, fu una cavalcata fantastica che ci portò in prima categoria. Per me personalmente furono sensazioni nuove che mi coinvolsero in maniera totalmente differente, molto meno dal punto di vista agonistico ma molto di più dal punto di vista mentale. Il godimento fu totale e ricordo quella vittoria come tra le più belle delle mia vita. Ricordo tutti i giocatori indistintamente, se debbo sceglierne uno, il mio preferito, il mio amore calcistico è Scuderi, il mitico Cecio, oltre ai vari vecchi che mi portarono, anni prima, in questa squadra come Diamanti e Terenzi. Il ricordo più bello è senza dubbio la partita contro la Res Roma al campo Collatino, dove questo agognato sogno divenne realtà. L’esplosione di gioia di tutti, quella del mister Amato, dei dirigenti. La gioia nei loro occhi sono dei ricordi meravigliosi ed indelebili”.

Brugnoli Emanuele: “Ho vinto 2 campionati ma il mio ricordo principale unisce entrambi: IL GRUPPO. Vincere aiutandosi, divertendosi fu una sensazione unica. I due successi sono stati diversi uno dall’altro, il primo era più scontato, per quanto è possibile dare per scontata una vittoria in un campionato, mentre il secondo fu più difficoltoso vista la partenza difficile e le situazioni differenti e per questo lo ricordo ancora con più piacere.

Terenzi Manuel: Sono ricordi meravigliosi di due campionati vinti in maniera strepitosa. La prima cosa che mi viene in mente, la più importante, è quella di un gruppo che si era creato in entrambe le occasioni e che permetteva di superare ogni ostacolo, un gruppo che non comprendeva solo noi giocatori ma anche dirigenti, allenatori e la società tutta. Un rapporto umano che superava ogni cosa e che ci ha permesso di arrivare al traguardo sognato. Il primo campionato è quello che mi è rimasto più impresso, perché avevamo una squadra magnifica, imbattibile con uno dei più grandi giocatori del calcio dilettantistico romano, Gianmarco Agostinelli. In ogni partita si capiva che la nostra squadra era nettamente più forte. Il secondo campionato fu più sofferto per le iniziali difficoltà di gestione che superammo benissimo tanto da ripetere il successo di due anni prima. Il ricordo più bello, tra i tanti, fu l’abbraccio al gol di Scuderi contro la Res Roma.

Evangelisti Francesco: Ricordi meravigliosi di un gruppo magnifico che non si fermava di fronte a nessuna difficoltà. Annata indimenticabile, anche perché il primo anno centrammo l’obiettivo. Non c’è un compagno che mi è rimasto più impresso degli altri perché il gruppo sopperiva ad ogni carenza di ognuno, ci si aiutava in campo e fuori, dove, oltre ad allenarsi, si scherzava molto tra feste, goliardate e tutto il resto. Il ricordo più bello è quello della vittoria in casa del Certosa, nostra avversaria diretta.

Bagnuoli Fabrizio: Sono gli anni più belli della storia della Pibe de Oro, con ricordi bellissimi che ancora porto nel cuore. Il primo pensiero va ad un giocatore che non c’è più, Gianmarco Agostinelli, che il primo anno fu l’artefice principale del successo. Ricordo un gruppo meraviglioso, una grande squadra di cui mi onoravo, quell’anno, di essere il Presidente. Ed essendo la Pibe de Oro una parte importante della mia vita quei successi sono tra i ricordi più belli della mia vita stessa. Da Presidente fu un anno diverso dal solito, mi piace ricordare il rispetto dei giocatori, della dirigenza, dello staff tecnico con una coesione che permise, a me e Joe, il vertice societario, di risolvere quei pochi problemi che si presentarono. Il ricordo più importante del primo anno fu quello della partita decisiva con il 3-1 di Pandev che sancì la vittoria mentre il ricordo più bello del secondo campionato fu il gol di Rovere contro il Real Casilino, in rovesciata, bello ed importante vista la difficoltà di quella partita, oltre al gol di testa, sempre di Rovere, nella partita decisiva.

Scaramella Cristiano: Ricordi meravigliosi di un gruppo meraviglioso che fu la colonna portante di quel successo. Le partite sembravano tutte facili, anche se facili non erano perché ognuno di noi faceva qualcosa in più per renderle tali. A tal proposito mi piace ricordare una cosa che mi riguarda: nel modulo voluto dal Mister Amato, il famoso 3-4-1-2 prettamente offensivo, io ero l’esterno sinistro, deputato, quindi, a coprire 100 metri di fascia. Il mister, quando operavo in fase offensiva non è che provvedeva a far coprire il mio posto da un altro giocatore ma urlava immediatamente “Rientraaaaaaa, Cristiano rientraaaaaaaaa” ed io ero uno di quelli che faceva qualcosa in più………ancora di più!!!!!! Il ricordo più bello, tra tanti, fu la cena dopo la vittoria, la sera stessa, dove ci vedemmo insieme alle nostre compagne tutti insieme in un ristorante romano “ubriacandoci” di gioia, divertendoci e festeggiando come non mai. Ricordo anche che, seppur per soli 20 minuti, misi il sigillo anche nel secondo campionato, vincendo una partita fondamentale a Colle di Fuori e fui molto contento che Mister Amato si ricordò di me anche in quell’occasione.

Diamanti Stefano: Un grande gruppo, una grande gestione della squadra; io di quel gruppo ero il capitano e mi piaceva assumermi la responsabilità di quel ruolo, anche perché tra giocatori come Gianmarco, mister e dirigenza a modo era molto più semplice il mio compito. Ricordo il comandante di quel gruppo, Fabrizio Amato, che riuscì a mettere la nave sulla giusta rotta per una vittoria memorabile, perché poche squadre hanno fatto quello che noi facemmo quell’anno. Ma soprattutto ricordo a memoria l’ultima vittoria, il rigore sbagliato di Pandev, il gol di Cecio, ancora il gol vittoria di Pandev e la grande esultanza, una esultanza che partiva da lontano, da quella terza categoria che cominciammo anni prima e che, fino ad allora, ci aveva visti solamente vincere qualche sporadica partita, tipo Riofreddo quando interrompemmo una imbattibilità che durava da tre anni e mezzo, ma mai il campionato; quell’anno diventammo la Juve del campionato di seconda categoria. Anche personalmente fu la scalata di un periodo che cominciò nel 2002 e terminò con questa meravigliosa vittoria che porto sempre nel mio cuore.

Barchiesi Cesare: Neanche l’Inter oggi ha uno staff come lo avevamo noi allora, eravamo in 4 a lavorare per il bene della Pibe de Oro ed i risultati si videro. Ricordi bellissimi di un gruppo di ragazzi e di uomini che, seppur di categoria superiore si misero a disposizione per il progetto, lavorando duramente durante gli allenamenti e tramutando in campo il lavoro fatto durante la settimana. Sembravamo una squadra di professionisti, seppur dilettanti. Un allenatore vive di questo, quando vedi che uno schema da palla inattiva, una situazione di gioco viene applicata in campo dai tuoi ragazzi allora la soddisfazione è doppia perché ci hai messo qualcosa di tuo, oltre alla bravura della squadra. Poi in effetti bastò promettergli una pizza e dopo 4 minuti già segnarono un goal su schema da calcio di punizione. Ma in effetti anche queste cene servivano a cementare una grande unione ed un grande gruppo che, non dimentichiamolo, si allenava alle 9 di sera, non proprio un orario idoneo agli allenamenti. Il ricordo più bello non può che essere la vittoria al campo Superga nella partita decisiva, con la grande festa negli spogliatoi e nella cena seguente.

Ramogida Giuseppe: La mia parabola nella Pibe de Oro comincia dal 2002 e nel 2009, da Direttore sportivo, riuscii a vincere. Fu una stagione indimenticabile con una grande squadra composta da 22/24 giocatori allo stesso livello magistralmente guidati da Mister Amato che riuscì ad “accontentare” tutti con un minutaggio adeguato per ognuno. Vincemmo con 4 giornate di anticipo e riuscimmo a portare tutti i giocatori fino alla fine dell’anno. Quella vittoria rimarrà per sempre nel mio cuore ed il vero segreto fu il gruppo, un gruppo che si formò per merito di tutti, dallo staff tecnico che trattava tutti allo stesso modo, ai giocatori stessi che accettarono di giocare qualche partita in meno, accettarono di subire qualche panchina in più pur di arrivare all’obiettivo finale. Il ricordo più bello fu il goal di Maura alla terza giornata, al 90°, contro la Basilica di San Lorenzo. capii che potevamo vincere il campionato e ricordo la mia corsa verso i giocatori come un giocatore stesso e non da direttore sportivo. Claudio Maura, per nemesi, fu anche l’artefice di un mio successo personale che vorrei ricordare, la promozione del 2013, la terza promozione della Pibe, che ho vissuto da allenatore. Un ricordo meraviglioso, la realizzazione di un obiettivo e, come dice il Presidente Amato, la chiusura di un cerchio visto che da giocatore, da dirigente e da allenatore ho sempre ottenuto una promozione con questa maglia.

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